ZAMAGNI: SANITA’ COME BENE COMUNE
Il 74% degli italiani indica nella sanità, alla luce di una recente indagine, il problema numero uno del nostro paese. Non era mai accaduto prima e questo ci deve indurre a una profonda riflessione, superando i vincoli di un sistema che si è dimenticato di porre al centro del suo operato la persona e la comunità in cui è immersa, privilegiando invece un approccio aziendalistico.
«Occorre andare oltre quella logica della medicina come strumento esclusivamente razionale e scientifico, direi tayloristico, che ha caratterizzato almeno gli ultimi trenta, quarant’anni, puntando invece su un sistema dove si rimetta in gioco la figura della persona. Una logica capace di valorizzare quell’economia comunitaria di cui il terzo settore è uno dei cardini». Chiamato a Varese dalla nostra Fondazione, il professor Stefano Zamagni, economista dell’università di Bologna, presidente emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha illustrato davanti a un pubblico attento e partecipe un modello dove la sanità è solo una delle componenti che determinano la salute dei cittadini. «Se vogliamo ritornare alla salute come bene comune, dobbiamo considerare tutte quelle variabili che, oltre a farmaci e competenze della classe medica, certamente fondamentali, entrano in gioco nel determinare il benessere delle persone. Occorre quindi ricostruire il nostro modello organizzativo nel segno del bene comune quale valore cardine della società».
Tutti concetti a noi cari che da oltre dieci anni sosteniamo gli ospedali di Asst-Sette Laghi nell’interesse di pazienti e operatori della sanità pubblica.
«Questa nostra società è sazia e disperata, come ci diceva San Giovanni Paolo II – ha sottolineato il presidente Gianni Spartà, introducendo l’incontro con Zamagni –, Abbiamo quindi sempre di più bisogno di capire dove indirizzarci. Ecco perché abbiamo invitato a Varese una figura illustre, capace di offrici uno sguardo acuto, con idee e spunti di riflessione per un impegno proficuo all’insegna del motto “prendersi cura di chi ci cura” che caratterizza l’attività della nostra Fondazione».
La sanità dei protocolli, quindi, secondo lo stesso Zamagni, è un «peccato mortale, che rischia anche di depauperare i nostri ospedali dei migliori medici, sempre meno valorizzati. Le regole non possono essere più importanti delle persone!».
È possibile allora un modello alternativo? «Certamente – risponde Zamagni –, è quello olocratico, che è esattamente il contrario del taylorismo, volendo costruire una comunione di intenti fra le diverse le componenti che entrano in gioco, sanitari, enti tutti del territorio e cittadini, in una logica di coprogrammazione, secondo il principio della sussidiarietà circolare. È una sfida che dobbiamo saper affrontare. Al contrario, il rischio è che, nell’immediato futuro, non ci siano più le condizioni perché la salute sia un bene comune caratterizzante la nostra società».


