Casa dei Sanitari: 2 milioni da Regione Lombardia. Il progetto prende vita

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Lug 16th, 2025
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Un passo fondamentale per la sanità del territorio e per l’ASST Sette Laghi: Regione Lombardia ha ufficialmente finanziato con 2 milioni di euro la realizzazione della “Casa dei Sanitari”, il progetto nato dalla collaborazione tra la nostra Fondazione e la Direzione dell’ASST.

L’intervento prevede la riqualificazione completa dello stabile tra via Lazio e via Riva Rocci, situato nell’area dell’Ospedale di Circolo. L’immobile, da tempo inutilizzato, verrà trasformato in 15 appartamenti moderni e funzionali (dotati di ascensore, distribuiti su tre piani più mansarda), destinati a canone agevolato a giovani medici, infermieri e professionisti della salute.

Perché è un progetto decisivo?
Garantire alloggi vicini all’ospedale e a costi accessibili è una scelta strategica per sostenere chi lavora in corsia:

Attrarre e trattenere giovani talenti: Un’offerta concreta per contrastare la carenza di personale e la fuga verso altre realtà.

Valorizzare il patrimonio pubblico: Un edificio storico dimenticato torna a nuova vita con una funzione sociale concreta.

Rendere il territorio più competitivo: Offrire condizioni d’ingaggio vantaggiose per chi sceglie gli ospedali di Varese.

Le parole del Presidente Gianni Spartà
«Regione Lombardia è stata di parola: ha compreso subito il valore della nostra proposta, sostenendo un progetto già pronto sul piano tecnico. Offrire un alloggio ai giovani sanitari significa aiutarli ad affrontare i costi del carovita e incentivare la scelta di strutture all’avanguardia come le nostre.

Desidero ringraziare di cuore chi ha creduto in questo percorso: l’Assessore alla Sanità Guido Bertolaso, il DG della Sanità lombarda Mario Melazzini, il Presidente Attilio Fontana e il DG dell’ASST Sette Laghi Giuseppe Micale, autore dell’intuizione iniziale. Questa grande sinergia tra enti e istituzioni ha funzionato: ora si va avanti concretamente.»

TV all’ospedale di Angera

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Giu 27th, 2025
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Le camere di degenza della Chirurgia e dell’Ortopedia all’ospedale di Angera si arricchiscono oggi di un nuovo servizio: televisori per i pazienti installati davanti ai letti, persone accompagnate nel momento della fragilità e delle cure. La donazione consolida la nostra collaborazione con ASST Sette Laghi sviluppatasi nell’arco di 14 anni con iniziative di forte impatto umano come il progetto CurArti che ha portato bellezza, svago e cultura nei luoghi di cura.

I televisori sono stati consegnati negli scorsi giorni e ha partecipato alla cerimonia anche l’associazione Amor da tempo attiva su territorio di Angera a sostegno dell’Ospedale Carlo Ondoli.“

“Sperimentiamo anche ad Angera il valore del prendersi cura, fondamentale negli ospedali dove il paziente chiede di poter contare non solo sulle terapie”, dice Stefano Crespi, consigliere della Fondazione presieduta da Gianni Spartà. “Abbiamo già donato televisori a  Varese, Tradate, Cittiglio, Luino, convinti che non sia banale aggiungere attenzione al tempo trascorso dal paziente in una camera di degenza. Dietro a questi piccoli gesti c’è la cultura della solidarietà che passa anche da qui”.

“Accogliere i pazienti in ambienti più confortevoli e curati significa migliorare non solo la qualità dell’assistenza, ma anche la qualità della vita durante la degenza – afferma la Dottoressa Anna Iadini, Responsabile della Direzione Medica dell’Ospedale di Angera – Per questo, iniziative come quella della Fondazione Il Circolo della Bontà sono per noi preziose: portano valore aggiunto al nostro lavoro quotidiano e testimoniano quanto sia importante la collaborazione tra l’ospedale e il Terzo Settore. Ringraziamo la Fondazione per la sua presenza costante, attenta e concreta”.

Il Giardino del Respiro per i pazienti delle rianimazioni.

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Mag 26th, 2025
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Le terapie Intensive sono reparti particolari: i pazienti sono in condizioni di estrema fragilità, richiedono, come suggerisce il nome, cure molto intense, un’assistenza continua e assidua, molte accortezze. Spesso i pazienti sono sedati, ma non così di frequente come si pensa. Anche le visite dei famigliari sono molto più frequenti di quanto si tenda ad immaginare.

A maggior ragione, restare allettati per giorni, in alcuni casi per settimane, in un ambiente ipertecnologico e asettico, può risultare pesante, se non addirittura dannoso, per chi sta uscendo da un trauma o da una malattia.

L’équipe del Prof. Luca Cabrini, Direttore della Terapia intensiva generale e neurochirurgica, composta da medici, infermieri e fisioterapisti, ha avuto un’idea che a breve sarà realtà.

Le Terapie Intensive dell’Ospedale di Circolo si trovano al primo piano del Monoblocco e si affacciano su un ampio terrazzo. L’area esterna gode di un bel panorama, ma allo stato attuale poco si presta ad accogliere i pazienti allettati e i loro cari per qualche sortita rigenerante all’aria aperta. Quando abbiamo visitato questo spazio con la collaborazione dell’Architetto Adriano Veronesi, Consigliere della nostra Fondazione abbiamo progettato uno spazio aperto, accessibile tramite apposite barelle basculanti, arredato con cura che servirà ad offrire un momento di svago.

“Il Giardino del Respiro rappresenta la sintesi perfetta di come e quando il privato può correre in aiuto del servizio sanitario pubblico per migliorare la qualità del percorso del paziente all’interno di un ospedale – spiega Gianni Spartà, Presidente della Fondazione Il Circolo della Bontà – Mesi fa, medici e infermiere delle Rianimazione ci spiegarono il problema: abbiamo malati che escono dal coma ma non possono essere dimessi, restano a volte per mesi in reparto sorvegliati, monitorati, hanno bisogno di terapie ospedaliere per riprendere le normali funzioni vitali. Sarebbe bello poterli portare fuori a prendere aria, a rivedere il mondo, insieme ai parenti. La Rianimazione si affaccia al primo piano su un ampio spazio dal quale tra l’altro si vedono le montagne e la città. Ed ecco l’idea del Giardino del Respiro: pergolato, tavolo, poltrone, sedie sotto il cielo di Varese, una passerella speciale per le barelle basculanti, fioriere con piante aromatiche. Un dono del Circolo della Bontà a pazienti e familiari con affetto e auguri”.

“Ringraziamo di cuore Il Circolo della Bontà, e più ancora lo ringrazieranno i nostri pazienti, che beneficeranno di quest’area verde che abbiamo ribattezzato Giardino del Respiro – spiega il Prof. Cabrini – Respiro, si badi, e non sospiro, perché lì i nostri pazienti ci vanno per iniziare a rivedere il cielo, a respirare aria fresca, appunto, profumata di erbe aromatiche, per prepararsi ad uscire dalle rianimazioni e dell’ospedale. Questi interventi sono importanti tanto quanto le cure mediche, danno energia, offrono un’esperienza che rompe la monotonia della vita in reparto, aiutano e riprendere le relazioni e contrastano il delirium soprattutto nei pazienti più anziani. E poi è uno spazio accogliente anche per noi operatori, dove confrontarsi su un caso durante i turni più impegnativi. Insomma, una bella opportunità, grazie ad un bel gioco di squadra con Il Circolo della Bontà!”.

A breve inizieremo i lavori e vi terremo aggiornati sugli sviluppi, oltre a presentarvi le realtà locali che hanno generosamente scelto di accompagnarci nella realizzazione di questo spazio prezioso.

Continuate a seguirci e, se volete contribuire anche voi ai progetti dedicati ai pazienti ricoverati nei nostri ospedali, potete scegliere di destinare il vostro 5×1000 alle nostre attività indicando il Codice Fiscale 95074300120 nello spazio dedicato agli ETS del vostro modello 730 o Unico.

ZAMAGNI: SANITA’ COME BENE COMUNE

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Ott 25th, 2024
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Il 74% degli italiani indica nella sanità, alla luce di una recente indagine, il problema numero uno del nostro paese. Non era mai accaduto prima e questo ci deve indurre a una profonda riflessione, superando i vincoli di un sistema che si è dimenticato di porre al centro del suo operato la persona e la comunità in cui è immersa, privilegiando invece un approccio aziendalistico.
«Occorre andare oltre quella logica della medicina come strumento esclusivamente razionale e scientifico, direi tayloristico, che ha caratterizzato almeno gli ultimi trenta, quarant’anni, puntando invece su un sistema dove si rimetta in gioco la figura della persona. Una logica capace di valorizzare quell’economia comunitaria di cui il terzo settore è uno dei cardini». Chiamato a Varese dalla nostra Fondazione, il professor Stefano Zamagni, economista dell’università di Bologna, presidente emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha illustrato davanti a un pubblico attento e partecipe un modello dove la sanità è solo una delle componenti che determinano la salute dei cittadini. «Se vogliamo ritornare alla salute come bene comune, dobbiamo considerare tutte quelle variabili che, oltre a farmaci e competenze della classe medica, certamente fondamentali, entrano in gioco nel determinare il benessere delle persone. Occorre quindi ricostruire il nostro modello organizzativo nel segno del bene comune quale valore cardine della società».
Tutti concetti a noi cari che da oltre dieci anni sosteniamo gli ospedali di Asst-Sette Laghi nell’interesse di pazienti e operatori della sanità pubblica.

«Questa nostra società è sazia e disperata, come ci diceva San Giovanni Paolo II – ha sottolineato il presidente Gianni Spartà, introducendo l’incontro con Zamagni –, Abbiamo quindi sempre di più bisogno di capire dove indirizzarci. Ecco perché abbiamo invitato a Varese una figura illustre, capace di offrici uno sguardo acuto, con idee e spunti di riflessione per un impegno proficuo all’insegna del motto “prendersi cura di chi ci cura” che caratterizza l’attività della nostra Fondazione».
La sanità dei protocolli, quindi, secondo lo stesso Zamagni, è un «peccato mortale, che rischia anche di depauperare i nostri ospedali dei migliori medici, sempre meno valorizzati. Le regole non possono essere più importanti delle persone!».

È possibile allora un modello alternativo? «Certamente – risponde Zamagni –, è quello olocratico, che è esattamente il contrario del taylorismo, volendo costruire una comunione di intenti fra le diverse le componenti che entrano in gioco, sanitari, enti tutti del territorio e cittadini, in una logica di coprogrammazione, secondo il principio della sussidiarietà circolare. È una sfida che dobbiamo saper affrontare. Al contrario, il rischio è che, nell’immediato futuro, non ci siano più le condizioni perché la salute sia un bene comune caratterizzante la nostra società».